Dell’omino delle collane ormai non potrei fare a meno. Che, sola in una grande citta’ – grande a volte ne dubito, che io vedo solo quella intorno a me – mi viene naturale cercare dei miei punti cardinali, creare un mio piccolo mondo con i suoi personaggi, che non sanno di essere per me a meta’ tra fate colorate e folletti del buonumore. Il mio barista, la signora buffa, la fata parrucchiera. E l’uomo delle collane al mercato del venerdi’.
“Ciao bimba dolce. Ah quanto sono felice quando passano a trovarmi le mie bimbe”
“Buongiorno.” (e rido per l’accento toscano che accenderebbe anche un giorno di pioggia, mentre curioso le collane. E lui continua, aspirando tutte le gutturali)
“Ah ma quanto sono contento, di vederti, te che sei una bimba alta. Ai miei tempi sai, le bimbe erano tutte basse, e quando si ballava io era come se ballavo solo, che loro nemmeno mi arrivavano al mento”
“Davvero, ma dai? E adesso invece, sai, un bimbo alto, non e’ che lo si trova tanto facilmente”
“Ma non dirmelo, non ci credo, che ingiustizia, non ci credo. E’ che tu con quelle mani e quegli occhi li’, tu sei Dalmata, ascolta me tu sei arrivata giu’ di la, te lo dico io”
“Ma sai che magari hai ragione, magari un giorno me lo devo andare a cercare la’ un uomo”
“Ma no, che non ci credo che te te lo devi andare a cercare. Te non me la racconti giusta. Per chi cucini oggi?”
Questo sempre. Sempre. Stesso cambio di battute rituale con minime minime variazioni. Da “bimba dolce” sono diventata “mula”, da quando gli ho raccontato di Trieste e delle donne che a Trieste passano il mattino nei caffe’ e che li’ dovrebbe andare, mica dalla milanesi. Io da un poco gli chiedo pure consigli sentimentali all’uomo delle collanine. Lui ogni volta distilla trattati di saggezza pronta all’uso, che non posso certo rivelarvi cosi su due piedi, capirete. Oggi mi ha raccontato l’Inno all’Amore di Platone. O almeno una sua versione.
Io rido, guardo e imparo le pietre, e per quei dieci minuti Milano diventa un paese in Garfagnana.
Poi arriva un’altra bimba. E anche per lei lui ha un suo rituale. Da Pomellato questo non succede.
(da Pomellato nemmeno ci entrerei, con quello che costa) (anche se non e’ questo il punto).
http://myselves.wordpress.com/2007/04/27/la-collana-di-corallo-porta-bene/

22 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
febbraio 12, 2007 a 12:36 am
johnson
anch’io sento la necessità di individuare posti e personaggi caratteristici, e in una città come milano è fondamentale per evitare il senso di dispersione…
ah, se episodi carini come quello che hai raccontato accadessero da pomellato, vivremmo in un mondo diverso…
febbraio 13, 2007 a 12:16 am
Anja
grazie Johnson…. appunto si fa quel che si puo’ altrimenti ogni tanto sarebbe pesante. Che insomma, qui si rivendica il diritto sacrosanto di vedere la realta’ a modo proprio, e di poterla rendere anche piu’ bella.
Se episodi cosi’ accadessero da pomellato… boh.. ma in fondo chi c’e’ mai entrato??
febbraio 13, 2007 a 1:05 am
Ile
A me in questo periodo i miei punti di riferimento milanesi mancano parecchio……….per quanto grama la mia vita in quel di ‘Milan’ possa essere!
febbraio 13, 2007 a 8:13 am
Nandina
Io conosco gente che è entrata da Tiffany a Milano.
Io che nemmeno sapevo che ci fosse un negozio Tiffany a Milano.
Cosa sta succedendo alle mie frequentazioni?
Il lavoro uccide.
Augh
febbraio 13, 2007 a 10:02 am
Bra
Io non riuscirei a vivere a Milano…
febbraio 13, 2007 a 1:12 pm
Anja
Dicono tutti così, Bra :). Poi, ognuno trova il suo piccolo mondo e gli piace pure. Ma anche no.
Certo, io di mio non consiglierei a nessuno di vivere a Milano, o tra milanesi, potendo scegliere.
Per la ragione 1… 2… 3… etc.
E visto che in generale sono pochi i casi in cui davvero non si può scegliere, chiudo qua l’auotocommento altrimenti mi tocca prendere dei provvedimenti. Che poi li prendero’ i provvedimenti, tra un po’, mica oggi.
Pero’: via San Calimero, la chiesa sconsacrata in fondo a corso Italia, certe sere i tramonti che non ti aspetti, i naviglio di pomeriggio, leggere sulle panchine del castello, il ciimitero monumentale, ed infine ovviamente il MIO posto preferito di Milano. Ecco, queste sono cose belle.
Disclaimer: questo blog non consiglia di lasciare Milano per Sesto San Giovannni o Cesano Boscone. In ogni caso.
febbraio 13, 2007 a 1:19 pm
Anja
Per esempio, la mia amica N. è nata a Trieste e cresciuta a Verona. Due città da brivido. Ma quando qua 3 volte al giorno passa 20 minuti per cercare parcheggio e celebrare se riesce ad arrampicarsi in sosta vietata su un marciapiede, … il suo sguardo testimonia senza dubbio quanto qua sia limpidamente felice. E non cambierebbe mai.
non siamo tutti uguali, e questo magari è anche una gran cosa.
(ma che faccio, mi rispondo da sola??)
febbraio 13, 2007 a 2:11 pm
nandina
Non cominciamo con la topologia affettiva di Milano, chè poi mi vengono i lucciconi come se non ci vivessi (in effetti per 10h su 24 sono a S.Donato che definire Milano non è proprio corretto… anzi, è scorretto).
Però io mi sono resa conto di una cosa, qualche volta, nei rari momenti di grazie dei miei neuroni stanchi, sento l’odore dei quartieri di Milano.
Il mio, quello in cui, anche se un po’ “lateralmente” sono cresciuta, almeno ce l’ha e no, non è quello del kebab o del mc donald’s, almeno credo di no.
febbraio 13, 2007 a 2:34 pm
Anja
Nanda sinestetica, oggi sui nostri schermi. Su nandina, siediti con calma e racconta. Ti faccio pure una tisana.
Che odore ha il tuo quartiere???
Il mio (ma ancque lateralmente tuo ora) non ho dubbi. Il pollo del Giannasi. A volte realta, poesia e virtualita’ si incontrano. Quando alle 8 di mattina il pollaiolo già sforna polli non puoi cercare altre risposte.
febbraio 13, 2007 a 10:10 pm
wild_honey
io ho imparato ad amare milano.
vedo la vita in ogni palazzo, mi sembra che respirino.
vedo migliaia di possibilità, migliaia di vite.
non mi sembra più di vivere in una città di cartapesta, un set teatrale, tutto esteriore ma senza anima, come parma. per carità io adoro parma, ma camminare per strada a milano mi riempie il cuore… sarà che mi sento una me stessa più figa, per tutti a casa sono “la milanese”, che, capite, può dare un po’ alla testa…
cmq a me mancano le due testimoni di non so quale religione che mi hanno fermato 4 volte in 2 settimane per “lasciarmi un messaggio di gesù cristo”, sempre sulla stessa strada, sempre alla stessa ora… alla 5 sono scappate come se gli facessi paura, e non le ho più viste. peccato.
febbraio 13, 2007 a 10:11 pm
wild_honey
mi chiedo perchè tengo un blog mio. scrivo più cose qui… è__é
febbraio 14, 2007 a 6:57 am
Anja
Cara, non preoccuparti, al limite questo blog e’ cosi’ grande e magnanimo che puo’ sempre accoglierti come una personalita’ momentaneamente dislocata in altrui corpo :). Che poi a me Alice come nome e’ sempre piaciuto (Carroll, DeGregori, vuoi mettere…).
Certo che a volte io mi diverto di piu’ a rileggere le conversazioni nei commenti che i miei post. Merito vostro, of course.
febbraio 14, 2007 a 9:18 am
Nandina
E che ne so, che odore è?
Non se ne distinguono gli ingredienti.
E’ odore di vecchie case e di polvere.
Di giardinetti.
Di marciapiedi spazzati dal cibo lasciato per i gatti randagi.
Profumo di pane caldo e puzza olio di semi fritto.
Tutto insieme fa un odore particolare.
Un po’ come l’odore che senti in casa quando rientri dopo le vacanze, che non è un generico “odore di chiuso”, è l’odore di chiuso di quella casa che è diverso da quello di tutte le altre.
Ecco, l’odore del mio (vecchio) quartiere è così.
E io lo sento.
Gli altri… non so.
febbraio 14, 2007 a 9:48 am
Bra
A proposito… il tuo post mi ha riportato alla mente un pezzo dei Modena City Ramblers, Ahmad l’ambulante. Lo conosci?
febbraio 14, 2007 a 10:34 am
Anja
Ahmad l’ambulante mi manca….non ne conosco mai abbastanza dei Modena.. la cerco!
febbraio 14, 2007 a 4:10 pm
wild_honey
è bellissima!
dio, come amo “riportando tutto a casa”! è stato un pezzo della mia giovinezza importantissimo… a cantare intorno al fuoco, è finita che lo so tutto a memoria… *love*
febbraio 14, 2007 a 4:59 pm
Nandina
Ma quindi se pure io la sapevo (perchè la mia cassetta di riportando tutto a casa l’ho persa chissà quando e chissà dove), la mia giovinezza è finita? No eh?
febbraio 14, 2007 a 6:18 pm
eulinx
Mi piacerebbe ascoltarlo, uno di questi trattati di saggezza, ché ora ne avrei davvero bisogno! Che bellezza, ma perché l’uomo delle collane qui non c’è? :(
febbraio 14, 2007 a 9:07 pm
Anja
Dai Eu… fai un salto qua, che ti ci porto!!! Oppure ti mando una collana, magari la saggezza la porta dentro! :)
OK, devo cercare i MCR. (voi vi rendete conto che il mio prof li asscolta pure? Ogni tanto qualcuno entra nel nostro ufficio e onestamente, credo che se entrasse la persona sbagliata ci sbatterebbe fuori…
febbraio 15, 2007 a 5:02 pm
riccionascosto
SSStttt non lo dire in giro, ma io una volta sono entrata da Bulgari, a Roma.
In effetti non ho visto molto, ero andata a trovare un amico che lavorava lì, ma per un altro motivo.
Ricordo solo che ho suonato alla porta ed un uomo in livrea mi è venuto ad aprire (poi o sono svenuta, o sono entrata nell’ufficio del mio amico, mi devono avere nascosta alla vista dei clienti per non sfigurare)
marzo 16, 2007 a 8:43 am
Affezionarsi « MySelves
[...] March 16th, 2007 in Annetta E’ piu’ di un mese credo che l’omino delle collanine non c’è, al mercato del venerdi’. Le prime settimane dicevo bello, sarà in giro, [...]
marzo 28, 2008 a 11:02 am
E Gianni, ritornato da Londra… « MySelves
[...] L’uomo delle collanine, quello che era andato via e poi è tornato, che mi recita il mio cantante preferito. Una dolce immagine da portar via. * SB, 2006. Prima, non so. [...]