(Intro: le Anne sono state a letto tutto il pomeriggio con un’improvvisa febbre. Ora sono le 4.40, la febbre se ne è andata ma anche – da ore – il sonno. E ho finito di leggere la coda di Google reader. Tutto questo per dire che ora sono a Milano, eh. )

I giorni passati a Londra qualche tempo fa – quelli degli scoiattoli col signor Hobbes- mi hanno tanto rassicurato sulla bellezza della città, ma anche lasciato delle riflessioni. Per esempio:

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Questa è un’opera d’arte.
Ma non siamo noi Anne a poter sapere giudicare questo piano.
Dunque saliamo al piano che ci compete

e decidiamo di rifocillarci dalla ventosa scarpinata mattutina di fronte alla meravigliosa vista della Tate Modern (dopo le 15 se ricordo bene c’è il menu ridotto per ritardatari, credo più economico di quello solito) (non oltraggiosamente economico ma accettabile per un pasto seduti su una visuale sì suggestiva, meteo permettendo).
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Che mangiamo?Fish and chips? E che sia fish and chips, anche se in questo posto fighetto mica si può chiamare fish and chips, ma merluzzo fritto in pastella chissàcosa accompagnato da patate fatte non mi ricordo più come. E che ci beviamo col fish and chips? Birra! Si per forza, birra chiara! Come sul menu non c’è la birra? Stai scherzando? Una pagina piena di vini ricercati a minimo 5 sterline il bicchiere e non c’è manco una birra? A Londra c’è un posto dove non servono birra? Ti servono fish and chips e non birra?
Sarà perchè è un posto mediamente fighetto? Sarà perchè a tavola la birra non si beve?
Morale della favola: In entrambi i casi, per come la vedo io, chi gestisce il ristorante/bar della Tate ha un conflitto irrisolto con le proprie radici. Mi sa che lassù hanno bisogno delle Anne, signori miei.
(sputato fuori questo post vediamo se riesco a dormire, eh)