You are currently browsing the category archive for the 'MinneAnna' category.
(I post mi seguono nel mio viaggio in modo approssimativo – li scrivo e poi li metto in coda di pubblicazione – altrimenti passerei il mio tempo sul blog e mi dimenticherei che questa è -credeteci- una trasferta lavorativa)
Fa un freddo cane, ma da brava ex Minnesotiana mi confondo col Cambrigense medio grazie alla fidata giaccona LLBean made in Maine. al cappello con visiera calato sugli occhi e comunque ad un espressione compassata e media che a me viene naturale. Cambridge è piacevole -una di quelle zone degli USA in cui ti è concesso girare a piedi – Harvard vi vive in quella sua aria pacifica e solenne fuori dal mondo e dal tempo – che mi fa pensare che nella pace di quelle stanze persino io potrei capire fisica teorica. Detto questo l’impressione più forte di oggi è che qui ci deve essere una gran concentrazione di studiacchiatori indefessi – impressione fondata sullo spropositato numero di oculisti e occhialai incrociati nel quartiere. Le foto ve le metto tra qualche giorno che il cavo sta sotto a tutto il resto il valigia che oggi più tardi mi sposto.
(nota bene: sono in un bed&breakfast che è talmente bello e accogliente che non mi riesce nemmeno di postarne il nome qua in chiaro per il rischio che un giorno prima o poi finisca sotto occhi che non se lo meritano. Se passate da Boston/Cambridge e cercate alloggio intorno ad Harvard Square però voi mi scrivete e io sottovoce ve lo confesso)
I was wondering where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over. I wondered if some guy came in a truck and took them away to a zoo or something. Or if they just flew away.
(Salinger- the catcher in the rye/il giovane Holden)
Quelle di New York non lo so (erano troppo giovani per confessare). Quelle di Berlino invece gli fa un baffo il freddo e il ghiaccio a loro, papere prussiane. Stoiche si spostano nel fiume che costeggia Charlottenburg, dove resistono anche a meno sei. Che il lago era ghiacciato proprio, e le palle di neve ci scivolano sopra che era un piacere.
Per fare l’inventario delle papere che conosco poi. Le papere di San Martino andava il babbo di Robi a tirarle fuori dal lago e a metterle nella casetta calda per l’inverno. Quelle di Minneapolis per il momento resistevano apparentemente intrappolate, poi il giorno dopo il Missisipi si è sghiacciato.
Perchè ingolfare la blogopalla con nuovi fatti miei quando ce ne sono di vecchi ampiamente sottoutilizzati? Quindi, cari i miei cari nonsisamai e kabalino che mi avete memizzato , io vi regalo una mezzadozzina di fatti miei, ma datati 28 gennaio 2006. Così quasi mantengo persino la mia criticata clausura da blog. Non mi sembra di aver cambiato nessuna abitudine. Proprio nessuna.
Anzi guardate, il mio babbo ha recentemente misurato il consumo in standby di tutti gli elettrodomestici – babbo nerd lo so – ed ha decretato che il peggior mangiaenergia è il microonde. Staccate la spina quando non lo utilizzate, o compratevei una di quelle ciabatte con l’interruttore. A volte la paura è buona consigliera.
ps. il 28 gennaio 2006 minneanna bloggava da meno di due settimane e pensava i meme fossero strumenti del demonio. poi ci si abitua un po’ a tutto. L’egocentrismo comunque è cronico e ben nutrito.
p.p.s Io faccio l’aereoplanino e lo lancio in aria il meme: da 6 a 8 briciole di curiosi fatti vostri, se vi va quando vi va.
La settimana scorsa cercavo il post in cui avevo fotografato i cestoni di prodotti bulk in Minnesota e mi sono dovuta cercare su google. Idem un paio di giorni fa: mi pareva di aver citato Owen Wilson almeno una volta e non mi ricordavo perchè (fa molta tristezza questa notizia, anche se so che fa idiota dire che a me lui da schermo pare una bella persona).
Ora, fidatevi: doversi autogooglare è un po’ frustante frustrante.
Mentre attendiamo fiduciosi che i signori Google si inventino il motore di ricerca dei propri pensieri (agile agile, ve lo impiantate nel sopracciglio e si attiva sbattendo le ciglia) (signori Google io faccio da tester, eh, quando volete), io ci giro intorno e ricongiungo le Anne, cioè importo i post di MinneAnna là qua almeno mi investigo più facilmente. Grazie a Fabio che mi ha provato che era possibile senza perdere neppure i commenti.
E’ solo un post di servizio. Volevo dirvelo, prima che i più precisini di voi guardassero basiti la colonna a sinistra pensando che avessi improvvisamente fermato il tempo per crearmi tutto un 2006 parallelo. Di venerdì sera? Ma dai..
O del cheBloggoAFare. Cioè, archiviati gli sfoghi da contribuente, finisco un pensierone che era larva da qualche mese, dopo aver letto un vecchio post su chi blogga e la riflessione di nonsisamai (questa è la settimana degli sbrodolamenti, poi mi ermetizzo, forse)
MinneAnna era figlio di un eureka da ingegneristica efficienza. Che quando prospettavo la mia corrispondenza multipla da Minneapolis, avevo tremato inorridita di fronte a chi mi diceva “su: basta fare copia&incolla da una mail all’altra”. Un blog era più adatto e neutrale al fuso per dare segni di vita. Quindi ampia diffusione del link tra amici e colleghi e conoscenti e famiglia.
Poi MinneAnna è diventato necessita’ e salvezza del periodo Usa. Read the rest of this entry »
Allora: Da ieri proviamo a fare in modo che MinneAnna si rimanifesti, alla ricerca di perle di saggezza sulla sua avventura americana. Ieri, si e’ parlato solo di colazioni, quindi se vi siete connessi solo ora avete avuto una gran fortuna
-Vedi, caraAnnaDiAdesso, non e’ che io sia timida nel manifestarmi, solo che mi viene naturale svicolare di fronte a cotanta domanda. Perche’ non e’ che io ho vissuto 15mila volte in america, e dal raffronto delle esperienze posso regredire qualche verita’ universale. Io in quel gioeillino di Minneapolis ci sono stata una volta sola, in un periodo peculiare della mia vita e io Anna la’ ero proprio io Anna con le mie paranoie dubbi ed estemporanee esaltazioni e con tutto quello che perche’ il destino lo voleva mi e’ successo (anzi non successo) la’.Come faccio a dire qualcosa dell’America che prescinda dal mio modo mio di viverla? Dalla deprimente situazione personale sentimentale e lavorativa in cui ci sono piombata ed in cui uguale identica ma piu’ forte ci sono uscita? Cioe’, secondo me e’ un casino rispondere a sta domanda.
- O MinneAnna, lascia che ti aiuti, io con la mia lucidita’ di analisi, io che qualcuno ancora sostiene mi accingo a diventare uno scienziato sociale…
- MinneAnna, facci la grazie di rispondere infine alla
che il mondo si pone da ormai piu’ di due mesi: cosa ti ha lasciato questa esperienza americana?
– O cara AnnaDiAdesso (sempre sognato di usare un vocativo) cheScriviDaUnEurostar (Omero l’avrebbe reso meglio), posto che non credo che sia di questo che Condol(c)ee(z)za e Massimo discutono ogni due per tre, io ci provo a rispondere a questa insidiosa domanda, ma -disclaimer- temo che come spesso mi capita le cose che poi si definiscono decisive per lo piu’ si disperdano in una melma di idiozie. Indi, o tutto o niente.
Eccomi finalmente qua. Fastweb e’ ancora fuori uso e allora si ricorre alla connessione paterna. Riassunto delle puntate precedenti: ritorno da oltre l’oceano piuttosto indolore, complice finalmente un vicino di viaggio simpatico – con cui ho fatto la strabiliante figura di conoscere il piatto nazionale slovacco-; routine estetista parrucchiere completata; attacchi di sonno e stanchezza in momenti random della giornata piu’ o meno superati; settimana lavorativa intensa alle spalle finita. Semi trasloco – dall’america, a casa paterna, a casa mia- ancora in corso. Ma perche’ mi ostino a non voler buttar via un sacco di vestiti? Ma quante braccia avro’??
Rimane un vago senso di spaesamento nel trovarmi a casa mia la sera da sola, senza l’odore di Kimchi, avendo un letto vero, una bilancia (mamma mia), una pentola a pressione (era ora) e senza law and order in sottofondo. E la mattina il profumo delle brioche che esce dai bar che mi colpisce all’improvviso come un ricordo primordiale.
Dopo una gita all’ikea (ne seguiranno altre, qualcuno vuole fare carovana?), una al supermercato, ma soprattutto dopo una al ristorante abruzzese e una a quello toscano -signori ristoratori non e’ che le vostre pietanze fossero tristi, ma come si puo’ non commuoversi di fronte finalmente a sapori quasi dimenticati – viene spontaneo chiedermi se proprio ero io lassu’.
Che volevo scrivervi degli scoiattoli che di fronte a casa mia attraversavano la strada – inno a precarieta’ ed incertezza – e dello straniamento che si prova a viaggiare senza chiavi . E’ un’ovvieta’, ma rientrati nel proprio mondo tutto quello che si e’ lasciato dietro diventa quasi onirico. E gia’ parte un poco di nostalgia, per tutto il verde di Minneapolis soprattutto, che si scontra con le strade brutte e l’aria inquinata di Milano. E il rally urbano dei quattroruote. Dello sporco che ci portiamo dappertutto. Ecco, dovete spiegarmi da quando a Milano le auto viaggiano pure sul marciapiedi, e perche’ io pedone dovrei farmi da parte o accelerare per fare parcheggiare qualcuno sul marciapiede medesimo.
Mentre segnalo che in Minnesota le primarie democratiche sono state vinte da un musulmano nero, a riprova che i minnesotiani almeno in parte sembrerebbero piuttosto progressisti.
E dovete spiegarmi pure come si chiude un blog (esiste un qualche modo per salvare tutto su file?). Perche’ MinneAnna era MinneAnna la’, e non trovo una degna ragione cosmica per portarlo avanti qua. Senz’altro non su questa pagina. Magari faro’ giusto un salto se e quando arrivera’ lo scatolone scocciato inviato nel futuro.Questa la lascio ai ricordi e a chi su google cerca o le Sorelle Ramonda o i corsi per idraulico. Se poi verro’ assalita dalla voglia di scrivere ancora…. mi organizzero’ su di una nuova casa, da riarredare con apposita visita all’Ikea virtuale di turno.
E soprattutto… di questo ultimo post c’era bisogno perche’…, carissimi, non posso dimenticare di ringraziarvi tutti per il calore e la compagnia, soprattutto tutte le persone che non conosco di persona, e che ho conosciuto qua. Non vi nemmeno conto del calore che mi hanno trasmesso i vostri commenti in qualche apparentemente inutile mattina del midwest. Se riappaio ve lo faro’ sapere, perche’ continuero’ a leggervi con affetto.
Have a good one!
MinneAnna
(anja.myselves@gmail.com)
ps. ho da sempre voluto postare la foto di quest’albero nel campus, ma accidenti non sono ancora riuscita a capire perche’ ce le lanciassero le scarpe….. era strapieno…
uffa… io mica volevo abbandonarvi cosi’… avevo tutte le mie idee per l’ultimo post…. dovevo indirizzare il mondo da Ile, poi la giornata di giove e’ volata, e quando dovevo metermi a scrivere a Dmytri si e’ bucata una ruota della macchina, ha iniziato a diluviare, io ho perso tempo a cercare il taxi, il wifi in areoporto non andava … e insomma, aspettate che faccio ripartire fastweb e poi in settimana scrivo un paio di cose ancora. Adesso devo fuggire da casa di mio padre per ritornare a Milano, settimana pienissima…
E ma insomma. Mai che uno riesca a fare un finale come si deve….
Si comunque tutto bene… anche se ieri ho vagato come un automa tutto il giorno..
… ecco come si dice in Russo come mi sento adesso, con la testa un po’ da nessuna parte e dappertutto, incapace di riflettere….














Commenti recenti